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LE TRAGEDIE DEL CONFINE ORIENTALE 1918/1956

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Relazione di Roberto Parisini

Dottore di Ricerca-Università di Bologna

Collaboratore dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

 

 

La tragedia delle Foibe sul piano storiografico ha avuto alterne vicende. A lungo e diffusamente è stata trattata come una questione locale tenuta in scarso conto sui più ampi scenari nazionali. Solo negli ultimi anni essa ha guadagnato una notevole centralità nel panorama storiografico. Una rapida indagine bibliografica sui cataloghi delle case editrici scientificamente più prestigiose, mi ha permesso di constatare l’uscita, nel solo 2009, di almeno tre o quattro libri in argomento, senza contare almeno altrettanti articoli comparsi su riviste di livello internazionale come il “Journal of Contemporary History”.

 

E’ perfino ovvio dire che queste differenze di visibilità si legano, come sempre avviene agli eventi storici, al diverso succedersi delle contingenze politiche nazionali e internazionali. Sono queste infatti a suggerire letture funzionali di quegli eventi, a intrecciare un profondo rapporto con il fattore umano che li attraversa, a generarne, grazie alla diffusione mediatica, il senso comune e a influenzarne profondamente la memoria.

Anche le letture storiche più serie non vanno esenti da queste influenze, ma il loro imperativo al contrario è – e consentitemi quest’ultima ovvietà – di svincolarsene il più possibile. E’ la ricerca storica che – innovando continuamente le proprie prospettive, allargando il tempo e lo spazio geografico della propria indagine –può offrire base solida a una memoria perennemente tentata da suggestioni revanchistiche o consolatorie, da semplificazioni strumentali, e spesso esentata dal tenere conto che la complessità è elemento inscindibile dai fatti umani.

Nel clima di quel lungo dopoguerra che caratterizza l’Europa uscita da due guerre mondiali intrise di odi nazionali, e poi segnata dalle aspre contrapposizioni e dagli opportunismi tattici della guerra fredda, anche l’interpretazione delle foibe, ancora poco frequentata fuori dall’ambito locale, ha vissuto fondamentalmente in una duplice veste.

Nella visione degli ambienti nazionalisti giuliani, nei nostalgici del regime ma anche nella dolorosa esperienza di decine e decine di migliaia di esuli istriani e dalmati costretti più tardi ad abbandonare per sempre le loro case, le foibe sono state parte sostanziale di una feroce politica di annientamento della nazionalità italiana da parte di sloveni e croati, trionfatori con le armate partigiane comuniste di Tito.

E’ un tema già presente nella propaganda della RSI, ma nessuno può ignorare l’incontrovertibile carico di violenza che portarono con sé le repressioni che si abbatterono su alcune zone del confine orientale, in almeno in due riprese, nell’autunno 1943 e nella primavera 1945. Vittime ne furono possidenti, militari, civili e rappresentanti a vario titolo dell’autorità pubblica in gran parte italiani. Ad opera soprattutto di partigiani croati e sloveni.

Pur senza che si possa stabilire un effettivo conteggio, sembra plausibile parlare di alcune migliaia di vittime, seppur solo in minima parte in realtà scomparse nelle famigerate foibe, la maggior parte invece perite in campi di concentramento, o nel corso di massacranti marce di spostamento attraverso la Jugoslavia.

La brutale semplificazione italiano-fascista venne assunta a generale giustificazione delle uccisioni, anche se tra le vittime comparivano persone estranee al regime quando non addirittura antifascisti che si opponevano alle annessioni di Istria e Venezia Giulia alla Jugoslavia.

Speculare e opposta è la visione dei fatti offerta da parte del governo di Belgrado e anche da parte di esponenti comunisti italiani. Questa è incentrata sulla spiegazione delle violenze come reazione alla durezza dell’occupazione degli anni di guerra. Anche qui la mole degli orrori è stata notevole. Bruciare villaggi,fucilare civili, torturare e deportare furono pratiche correnti utilizzate dall’esercito italiano, e poi da quello tedesco e dai reparti di Salò nella lotta contro la resistenza. Si stimano anche qui in diverse migliaia i civili slavi morti nei campi di concentramento italiani. E un discorso a sé meriterebbe la famigerata risiera di S.Sabba, unico campo di sterminio attivo in Italia dal 1943, dove perirono .

Ciascuna di queste interpretazioni si presenta evidentemente riduttiva, inquadrando pochi, mirati aspetti degli eventi che pretende di spiegare. Allo stesso tempo però è stata assai funzionale alle semplificazioni contrappositive dell’uso politico della storia che sono ancora profondamente radicate negli opposti sensi comuni. Una memoria divisa dunque, e anche un po’ nascosta, giacchè non si poteva non tener conto dell’abile posizione di “paese comunista non allineato” tenuta dalla Jugoslavia sulla scena internazionale.

Parallelamente però, a partire all’incirca dagli anni Settanta, la nostra storiografia aveva cominciato ad analizzare gli anni di formazione e affermazione del fascismo. L’intenzione era arrivare a definire le caratteristiche del passaggio dall’Italia liberale a quella mussoliniana, tenendo conto della grande frammentazione territoriale, sociale ed economica della nostra realtà nazionale. Ne sono usciti alcuni pregevoli lavori di storia locale, non ultimi quelli dedicati alla realtà ferrarese, che hanno messo in evidenza il peso avuto di volta in volta da alcuni elementi peculiari, ossia da quelle caratteristiche profonde delle diverse società locali che il fascismo aveva saputo cogliere e che erano divenute la chiave della sua ascesa.

Nelle vecchie e nuove terre dell’Italia nord-orientale, dove dal 1918 erano assemblati italiani, croati e sloveni nei discutibili assetti di fine guerra, il cosiddetto fascismo di frontiera aveva cavalcato il nazionalismo aggressivo e imperialista diffuso in quei decenni, quello che fa di un popolo diverso un nemico da sottomettere in nome della propria affermazione di potenza, che non ha alternative all’integrazione a senso unico e forzata. Questa era una pulsione di lungo periodo della società giuliana. Dopo la prima guerra mondiale l’Italia aveva annesso sì Trieste, Pola, Fiume (perni dell’italianità, tradizionalmente forte nei centri urbani), ma anche ampi territori appartenenti all’impero austro-ungarico, dove vivevano centinaia di migliaia di croati e sloveni.

Il nascente movimento fascista divenne rapidamente popolare grazie al preesistente sentimento nazionale italiano ma anche alla paura degli italiani di perdere la loro superiorità economica e sociale davanti all’imponente crescita della popolazione slava. Gli obiettivi dichiarati del fascismo di frontiera erano infatti la difesa e l’espansione imperialistica anche oltre il confine orientale; l’eliminazione dell’identità slava e la sua forzata assimilazione nella superiore civiltà italiana.

E le promesse si tradussero in realtà, perché il regime provvide ad impedire ogni crescita sociale ed economica alle comunità slave, alla chiusura delle loro scuole e perfino alla proibizione, pesantemente simbolica, della messa in croato o sloveno.

Ecco quindi un ulteriore elemento che contribuisce a spiegare perché indubbiamente le persecuzioni delle foibe, soprattutto nel 1945, sembrano incentrarsi più sull’elemento italiano che su quello necessariamente fascista. Ma questo ci riconduce pure alla centralità, altrettanto forte e spietata all’occasione, dell’elemento nazionale e nazionalista anche per la parte slava.

Sul piano della verifica storica che difficilmente si accontenta di una spiegazione monotematica, diveniva, a questo punto, necessario allargare ancora l’analisi per trovare più compiutamente le motivazioni di questa forte conflittualità solidamente incardinata sui diversi sentimenti di identità nazionale e, da un certo momento in poi, nazionalista. Cominciano a moltiplicarsi così i piani storici su cui è opportuno articolare una corretta lettura della vicenda delle foibe, allargando gli spazi al più ampio territorio balcanico e, cronologicamente, spingendosi anche oltre il 1918, almeno sino agli ultimi decenni dell’Ottocento, ossia da quando la questione nazionale vira, in tutta Europa, in questione nazionalista.

Bisogna però aspettare il disgelo degli anni Novanta perché si faccia strada la necessità di affidarsi a un’interpretazione storica di più ampio respiro, che possa collocare queste spietate ondate di violenza in un panorama più articolato e complesso. Tra il 1989e il 1995, è’ un succedersi di eventi di cui è difficile sottovalutare l’impatto: dalla caduta del muro di Berlino alla fine dei sistemi comunisti europei; dalla dissoluzione territoriale della Jugoslavia alle guerre balcaniche a sfondo ferocemente nazionalista che ne sortiscono.

Da una parte la storiografia slovena cominciò ad analizzare più in profondità i meccanismi messi in atto da Tito per realizzare la sua costruzione politico-statuale. Primo fra tutti la sanguinosa repressione anticomunista di grande entità in tutta la Jugoslavia che, alle estreme propaggini occidentali coinvolse anche alcune migliaia di italiani. Per esempio in Slovenia, solo nel maggio-giugno 1945, circa 10.000 persone caddero vittima della repressione condotta contro gli anticomunisti. In questo contesto, essere italiani aggiungeva un fattore di rischio, ma non era l’elemento più rilevante all’interno di uno scontro ben più ampio.

Anche la storiografia italiana ha cominciato a parlare di epurazione preventiva degli anticomunisti richiamandosi agli stessi elementi di fondo.

Tuttavia, soprattutto con davanti agli occhi i massacri delle guerre della ex-Jugoslavia, la nostra storiografia ha continuato a sviluppare la chiave “nazionalista”, da seguire in un lungo filo rosso che si dipana dalla monarchia asburgica fino alla edificazione della Jugoslavia comunista.

Un passaggio che è di certo profondamente connesso alle tragedie del nostro confine orientale, una secolare terra di frontiera dove il gioco di premere sulle diverse identità nazionali in chiave antagonistica, viene ripetutamente scelto come base della legittimazione del potere politico di turno.

E’ la monarchia asburgica la prima a inaugurare la continua competizione fra identità nazionali tradizionalmente forti come quelle slava e italiana, distribuendo i propri favori ora all’una ora all’altra, in una costante chiave contrappositiva, attribuendo a sé il ruolo della bilancia equilibratrice.

Così il favore agli affari del gruppo italiano che deteneva il monopolio degli scambi commerciali e del potere amministrativo locale, veniva compensato dalla massiccia immissione degli slavi nelle cariche statali. I rispettivi favori vennero ovviamente concessi discriminando le pari aspirazione dell’altro gruppo.

Le conseguenze di questa politica hanno evidenti ricadute, rintracciabili ad esempio nelle più diffuse costruzioni culturali che mi pare riassumano bene i rispettivi punti di vista. Così nelle opere di storia patria italiana, gli abitanti sloveni del centro di Trieste erano dipinti come un popolo di invasori e usurpatori della città italiana. In modo analogo, anche da parte slovena gli italiani, soprattutto quelli immigrati dal regno d’Italia, venivano visti come i tentacoli di una piovra che stava soffocando la popolazione slovena residente in città.

Dell’uso della persecuzione nazionalista fatta dal fascismo per perseguire i propri obiettivi totalitari e imperialisti s’è detto.

Ma anche i comunisti colsero appieno l’importanza del nazionalismo slavo nella regione, videro che posporre la soluzione della questione nazionale o addirittura favorire un ritorno all’Italia di quelle terre, avrebbe scoraggiato la popolazione ad appoggiare la resistenza, favorito i gruppi nazionalisti di destra come i Cetnici o gli Ustascia. Essi assunsero dunque senza esitazioni il nazionalismo come strumento di mobilitazione e di legittimazione del loro potere. Il progetto di socialismo del gruppo dirigente di Tito non poteva non passare – secondo uno storico italiano – dall’aperta assunzione di una marcata identità nazionale jugoslava per un paese ancora così profondamente diviso. A questo scopo era assai funzionale l’alto tasso di conflittualità con gli italiani (per di più destinati all’Occidente capitalista), in un reciproco alimentarsi di ideologia rivoluzionaria e pulsioni nazionaliste.

Il punto culminante di questa storia è la drammatica espulsione della componente italiana dai suoi territori di insediamento storico nella regione istro-quarnerina. L’esodo di almeno 250.000 giuliano-dalmati verso l’Italia entro il 1956. Non si tratta di un evento strettamente connesso, sul piano storico, alle foibe, da cui lo separa circa un decennio, anche se è difficile non vederne i punti di contatto. Ma certo l’uno non spiega realmente l’altro, a meno che non si voglia continuare a nutrire una memoria divisa che insegna poco, e alimenta soprattutto semplificazioni strumentali.

Spiegare l’articolazione e la complessità che vi stanno dietro è il compito che questo giorno del ricordo assegna alla storiografia, che ha il dovere di allargare l’interpretazione, alzare lo sguardo da troppo rigide restrizioni di tempo e di luogo. Da troppo rigide categorie interpretative che non fanno vedere come, anche un potere teoricamente fondato su un’ideologia internazionalista, possa affermarsi sfruttando la pratica consolidata di poggiare su pulsioni nazionali e nazionaliste.

Che non fanno vedere, insomma, il lungo filo rosso che connette le vicende umane e, con esse, gli eventi storici da cui trarre lezioni per il nostro presente.


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Seminario di Alta Formazione: “Non solo rivoluzione… Modelli formativi e percorsi politici delle patriote italiane”

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Coordinatori scientifici Antonella Cagnolati e Anna Quarzi
Segreteria organizzativa Dott. ssa Giulia Aguzzoni

isco.ferrara@gmail.com  tel 0532 207343 – 681820  fax 0532 207343
Iscrizioni (massimo 50 posti)
Per iscriversi al seminario inviare una mail isco.ferrara@gmail.com o un fax 0532 207343 con i propri dati entro il 5 Aprile 2011

Il Seminario risulta valido a tutti gli effetti come iniziativa di aggiornamento per i docenti di ogni ordine e grado e prevede
l’esonero dal servizio (CCNL 24/7/2003).

Verrà rilasciato un attestato comprovante le ore di frequenza.

Patrocinio
Assessorato alle Pari Opportunità
Comune di Ferrara
Assessorato alle Pari Opportunità
Provincia di Ferrara
ANDE
Ass.ne Nazionale Donne Elettrici
Centro Documentazione Donna
CIF
Centro Italiano Femminile
UDI
Unione Donne d’Italia
Con il sostegno del Comitato Pari Opportunità dell’Università degli Studi di Ferrara
Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Seminario di Alta Formazione
Non solo rivoluzione…  Modelli formativi e percorsi politici delle patriote italiane

Sala Conferenze
Istituto di Storia Contemporanea
v.lo S. Spirito 11 – Ferrara
8 Aprile 2011
14.30-19.00

PROGRAMMA:

8 Aprile 2011

Non solo rivoluzione… Modelli formativi e percorsi politici delle patriote italiane

14.30-19.00 Istituto di Storia Contemporanea v.lo S. Spirito 11 – Ferrara

Ore 14.30

Saluti

Deanna Marescotti
Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara
Caterina Ferri
Assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Ferrara

Prima Sessione

Presiede Anna Maria Quarzi
Istituto di Storia Contemporanea Ferrara
Monica Ferrari
Università di Pavia
L’educazione delle giovani donne nell’Ottocento: la proposta di G.B. Verta
Matteo Morandi
Università di Pavia
Le visitatrici degli asili aportiani: alla ricerca di uno status patriottico
Barbara Montesi
Università di Urbino
“Una discepola di Mazzini”. Maria Rygier e il ritorno al credo della patria
Paola Dal Toso
Università di Verona
La formazione della donna “degna custode del focolare e della patria”

Ore 17.00

Seconda sessione
Presiede Antonella Cagnolati
Università di Foggia
Elena Musiani
Università di Bologna
Le donne del Risorgimento bolognese: battaglie politiche ed impegno sociale
Simona Salustri
Università di Bologna
La stagione del secondo Risorgimento: nuovi protagonismi femminili
Patrizia Gabrielli
Università di Siena-Arezzo
L’associazionismo femminile nel dopoguerra: una lettura di genere del Risorgimento italiano.
Maria Grazia Suriano
Università di Bologna
Itinerari pacifisti. La sezione italiana della Women’s International League for Peace and Freedom (1915-1925

Discussione

 

 

INVITO:

Si invia in allegato l’invito a partecipare al seminario di Alta Formazione:
“Non solo rivoluzione… Modelli formativi e percorsi politici delle patriote italiane”
promosso dalla prof.ssa Antonella Cagnolati, membro del comitato scientifico dell’Istituto

 


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presentazione del sito “Ottocento ferrarese: una storia da scoprire”

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Istituto di Storia Contemporanea
Con il patrocinio della Facoltà di Lettere dell’Università di Ferrara
Venerdì 25 marzo 2011 ore 16.00

Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia Via Savonarola 29

PRESENTAZIONE DEL SITO
Ottocento ferrarese: una storia da scoprire
(www.ottocentoferrarese.it sarà on line lo stesso giorno 25 marzo)
realizzato nell’ambito del progetto triennale
150° dell’Unità d’Italia – Ottocento ferrarese
Per un dizionario storico ipertestuale online
nell’occasione il prof. Franco Cazzola terrà una lezione sul tema
La società ferrarese dell’Ottocento
Saranno presenti il vicesindaco Massimo Maisto e i componenti del gruppo di ricerca
che ha realizzato il sito

 

INVITO:

presentazione del sito
“Ottocento ferrarese: una storia da scoprire”: prima parte del progetto triennale dell’istituto
150° dell’Unità d’Italia- Ottocento ferrarese. Per un dizionario storico ipertestuale”.
La presentazione avrà luogo venerdì 25 marzo, alle ore 16.00 presso l’aula magna della
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara.


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150° Unità d’Italia – Notte Tricolore e Festa Nazionale

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– programma celebrazioni del 150°  dell’Unità d’Italia in Ferrara nei giorni 16 e 17 marzo

16 MARZO 2011 NOTTE TRICOLORE

17 MARZO 2011 FESTA NAZIONALE

PROGRAMMA DELLE MANIFESTAZIONI

Mercoledì 16 marzo

  • Ore 10.30 – sugli spalti delle mura di IV Novembre: inaugurazione del bassorilievo di Gianvito Saladini dedicato a
    Domenico Malagutti, Giacomo Succi e Luigi Parmeggiani – a cura dell’”associazione Ferrariae Decus”.
     

    a seguire – Passeggiata delle Autorità e della Stampa tra i negozi imbandierati ed ornati con simboli dell’Unità d’Italia

  • Ore 10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00 – Salone d’Onore della Residenza Municipale: annullo postale celebrativo dei martiri Succi, Malagutti, Parmeggiani in occasione della mostra Il Risorgimento a Ferrara
  • Ore 14.45 imbandieramento del Castello Estense a cura dei Vigili del Fuoco
  • Ore 15.00 Sala degli Stemmi del Castello Estense

Celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia

da parte dei Consigli del Comune e della Provincia di Ferrara

alla presenza del Sindaco, della Presidente della Provincia e

delle Autorità civili, militari e religiose

I valori del Risorgimento – conferenza del prof. Angelo Varni

ordinario di Storia Contemporanea dell’Università di Bologna

L’inno di Mameli sarà eseguito dalla Banda “Musi”

  • Dalle ore 15.00 alle 23.00 Porta Aperta: la porta degli Angeli si racconta. Dalla corte al rivellino e dall’antico vallo alla sommità della torre
  • Ore 16.00 – visita guidata alla Porta degli Angeli a cura di “Arch’è Associazione Culturale Nereo Alfieri”
  • Ore 17.00 – Salone d’Onore della Residenza Municipale: inaugurazione mostra Il Risorgimento a Ferrara a cura del “Circolo Culturale Filatelico Ferrarese” e di Silvia Villani
  • Ore 18.00 – presso l’Informagiovani – piazza Municipale

Buffet tricolore, a seguire (ore 18.30) esibizioni di giovani band musicali di “Sonica” che eseguiranno una rivisitazione dell’inno nazionale, performance di alcuni writers del progetto “GraffiaFè” e letture di frasi significative sull’Unità d’Italia da parte di volontari in Servizio Civile. A cura dei Servizi Giovani e Attività Produttive del Comune di Ferrara

  • Ore 20.30 – Centro Documentazione Donna – via Terranova, 12/b, incontro Principessa Libertà, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, a cura del “Centro Documentazione Donna” e dell’Associazione “Leggere Donna”
  • Ore 20.45 – Salone d’Onore della Pinacoteca: Danzatricolore: pensieri e passi attorno alla nostra Bandiera, a cura degli studenti del triennio del Liceo Classico “L. Ariosto” – insegnanti C. Collina e A. Bazzanini.a seguireViva Verdi: danze risorgimentali per l’Unità d’Italia, a cura dell’Associazione Società di Danza di Ferrara.

    a seguireStringiamci a coorte…..l’Italia chiamò concerto e ballo a cura della banda filarmonica “F. Musi”.

  • Ore 21.00 – nella corte del corpo di guardia della Porta degli Angeli esibizione degli schermitori della Corte ducale.
  • Ore 21.30 – Intima libertà di essere in movimento di e con Elisa Mucchi, performance a cura di “Urbanica, Festival di Danza e Videodanza”, di “ARCH’E’ Associazione Culturale Nereo Alfieri”, RTA “Progetto Porta degli Angeli”, in collaborazione con la Circoscrizione n. 1
  • Dalle ore 21.00 alle 24.00 – apertura:
  • della Prefettura (visita guidata a cura dell’Istituto Tecnico “L.Einaudi” e accompagnamento musicale a cura del Liceo Statale “G. Carducci”)
  • del Castello Estense
  • del Teatro Comunale
  • del Museo del Risorgimento e della Resistenza
  • del Municipio per la mostra: Il Risorgimento a Ferrara – documenti e filatelia risorgimentale
  • Ore 21.00 – Aula Didattica del Museo del Risorgimento: saluto del Vice Sindaco e della Presidente della FIDAPA sezione di Ferrara, Susanna Giuriatti. Prolusione di Silvia Villani: Coccarde, vessilli e bandiere nella Ferrara risorgimentale
  • Ore 21.30 – Seconda Sala Risorgimentale del Museo del Risorgimento: scoprimento della bandiera donata dalle donne ferraresi alla colonna dei volontari romani.

Visita al percorso espositivo Il Risorgimento in “a”; documenti sulle donne ferraresi nel periodo risorgimentale dagli archivi del museo a cura di Delfina Tromboni

Giovedì 17 marzo

  • Dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 – apertura del Museo del Risorgimento
  • Dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18,00 Palazzo Massari Museo dell’Ottocento: “Oh mia patria!” Le collezioni del Museo dell’Ottocento tra Risorgimento e Unità, un percorso di approfondimento in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia
  • Dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00 – apertura straordinaria del Municipio
  • Ore 9.30 Salone d’Onore della Residenza Municipale: visita guidata alla mostra Il Risorgimento a Ferrara a cura di Silvia Villani
  • Ore 9.30 – 12.00 – 15.00 – 18.00 – Salone d’Onore della Residenza Municipale: annullo postale celebrativo di Ferrara per i 150 anni in occasione della mostra Il Risorgimento a Ferrara
  • Ore 10.00 Sagrato del DuomoAlzabandiera delle Forze Armate. Discorsi del Presidente del Consiglio Universitario e del Presidente della Consulta studentesca di Ferrara, della Presidente della Provincia, del Sindaco e del Prefetto, con accompagnamento del corteo della Banda di Cona, che al termine della cerimonia sfilerà in corteo fino alla Prefettura.

  • Ore 11.00 – sagrato del DuomoEsibizione di musici e sbandieratori delle Contrade del Palio di Ferrara
  • Ore 11.30: Palazzo Giulio d’Este – Prefettura Premiazione dei giovani artisti ferraresi che hanno partecipato al concorso d’arte Un’opera d’arte per il 150° anniversario dell’Unità d’ItaliaAccompagnamento musicale a cura del Liceo Statale “G. Carducci”.
  • dalle ore 15.00 alle ore 23,30 – Sala Boldini: rassegna cinematografica risorgimentale con proiezione di: Domani accadrà, Arrivano i bersaglieri, La pattuglia sperduta – a cura dell’ARCI
  • Ore 15.15 – Palazzo Massari, Museo dell’Ottocento: visita animata per bambini e genitori al percorso “Oh mia patria!” Le collezioni del Museo dell’Ottocento tra Risorgimento e Unità d’Italia, a cura di “Ferrara Arte” e di “Senza Titolo” Associazione culturale – appuntamento straordinario del progetto didattico-educativo L’esperienza dell’arte, realizzato in collaborazione con Eni (per bambini dai 5 ai 10 anni)prenotazione obbligatoria (346-0865728)
  • Ore 15.30 – Atrio della Prefettura: I canti dell’Italia unita concerto del Coro del C.A.I
  • Ore 16.00 – Palazzo Massari – Museo dell’Ottocento, presentazione del percorso “Oh patria mia!” Le collezioni del Museo dell’Ottocento tra Risorgimento e Unità d’Italia a cura di Chiara Vorrasi, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara
  • Ore 16.30 – Ridotto Teatro Comunale: Ass.ne Dante Alighieri propone Intorno al Risorgimento: 150° dell’Unità d’Italia
  • Ore 21.00 – Museo Archeologico Nazionale: Il mandolino protagonista del Risorgimento Italiano concerto dell’orchestra a plettro Gino Neri e la Corale Veneziani con apertura dell’Inno di Mameli Gli ingressi ai Musei, alle Mostre, al Cinema sono gratuitiGli ingressi ai concerti, agli spettacoli sono gratuiti fino all’esaurimento dei posti

Inoltre:

  • dal 16 al 17 marzo – Vetrine del Tricolore a cura dei Commercianti del centro storico e dell’Assessorato Attività ProduttiveAllestimento di vetrine con materiale messo a disposizione dalle Forze dell’Ordine e dalle Forze Armate

 

  • dal 16 al 27 marzo – Centro Espositivo Diffuso – via Saraceno
    A cura delle attività commerciali di via Saraceno dell’Assessorato Attività Produttive.
    Mostra iconografica e documentaria riguardante il Risorgimento nelle vetrine e nei locali delle attività commerciali di via Saraceno
  • dal 16 marzo a fine anno – Biscotti Garibaldi
    A cura delle attività commerciali di via Saraceno e dell’Assessorato Attività Produttive.
    In molti panifici della città e provincia si potranno acquistare i Biscotti Garibaldi prodotti artigianalmente dai nostri panificatori in occasione del 150° dell’Unità d’Italia
  • dal 16 al 17 – esposizione delle bandiere tricolori negli edifici pubblici del centro storico
  • dal 16 al 17 – illuminazione dei monumenti e dei palazzi pubblici

 

 


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Incontro con lo storico Robert Kuwalek

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Lunedì 21 febbraio

GIORNATA DEDICATA AI GENOCIDI DEL ’900

LUNEDÌ 21 FEBBRAIO

0re 17.00

Sala degli Stemmi Castello Estense – Piazza Castello Ferrara

Incontro con lo storico Robert Kuwalek direttore del Museo di Majdanek

Il centro di sterminio di Belzec e l’Aktion Reinhard

dalla messa a morte degli ebrei polacchi alla cancellazione delle tracce del genocidio

0re 20.30

Sala Apollo 4 – Piazza Carbone, 35 – Ferrara

Proiezione del film

BELZEC (2005) di Guillaume Moscowitz

in collaborazione con l’ARCI di Ferrara

La presidente della Provincia di Ferrara Marcella Zappaterra

Il presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea Giorgio Franceschini

INVITO:

L’Istituto di Storia Contemporanea e La Provincia di Ferrara
desiderano invitarvi a partecipare
ad una importante iniziativa che avrà luogo, lunedì 21 febbraio prossimo:
sarà a Ferrara, infatti, Robert Kuwalek, storico polacco tra più qualificati specialisti della Shoah dell’ultimo ventennio, che terrà una conferenza, alle ore 17.00, presso il salone degli stemmi di castello Estense, sul tema
dei genocidi, in particolare su quello di Belzec ( Polonia), uno dei tanti che è
stato cancellato dalle memoria.
La stessa sera del 21 alle ore 20.30, presso l’Apollo 4,
verrà proiettato alla presenza di Kuwalek,  il film Belzec di Guillame Moscowitz., che fu presentato al festival di Venezia nel 2005

Il prof. Kuwalek, collaboratore del Memorial della Shoah di Parigi, sarà per la prima volta in Italia,
oltre a Ferrara (il suo primo appuntamento italiano)  andrà a Venezia, Rimini, Modena – Carpi,Torino, Milano